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Il muro del "Pedocin" |
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Un muro di tre metri eretto per separare le donne dagli uomini, è quello dello storico Bagno di Trieste. Per una volta una barriera non è sinonimo di segregazione. Da una parte lo spazio per donne e bambini (i maschi sono ammessi solo fino ai 12 anni), dall’altra quello, meno ampio, riservato agli uomini.
Il muro taglia in due la striscia di spiaggia e corre lungo un tratto di mare. La Lanterna, è l’unico esempio di stabilimento balneare sessista in Europa. Una tradizione che non sconvolge i triestini e la conferma popolare fu addirittura sancita da un referendum indetto dal quotidiano «Il Piccolo». Unica voce fuori dal coro quella dell’astrofisica Margherita Hack, la quale definisce buffa l’idea di una simile separazione.
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Le acque "perdute" di Trieste |
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Rivi e torrenti della zona collinare marnoso-aenacea triestina

Le acque "perdute" di Trieste
Aspetti idrogeologici e qualche cenno storico sui "patok"
Spesso si crede erroneamente che il territorio triestino sia caratterizzato dalla quasi totale assenza di fenomeni di ruscellamento superficiali (rivi, torrenti e fiumi) dovuta al fenomeno del carsismo. Credenza in parte veritiera risultando il fiume sotterraneo Timavo e i torrenti Rosandra e Ospo gli unici esempi di acque a scorrimento superficiale della Provincia di Trieste ( per quanto riguarda il Timavo il riferimento è al suo corso finale in prossimità delle foci, essendo un fiume in gran parte ipogeo) Sull'altipiano carsico le riserve idriche permanenti si limitano inoltre a pochi stagni, a volte di origine artificiale, mentre al limite del confine tra Carso triestino e goriziano troviamo il complesso dei laghi di Doberdò , Sablici e Pietrarossa.
Tra il Carso triestino e la città si estende un'ampia fascia collinare costituita da rilievi di natura marnoso-arenacea: sostanzialmente si tratta di colline di modesta entità che prendono corpo dalla zona costiera verso Grignano per proseguire ed accentuarsi progressivamente lungo tutto il territorio triestino proseguendo poi verso Muggia e quindi in territorio sloveno. Una parte di questi rilievi collinari risulta oramai “assimilato” dall'espansione urbana, mentre alcuni settori “superstiti” a partire dalla periferia cittadina risultano a tutt'oggi relativamente intatti e di potenziale interesse per gli appassionati di materie naturalistiche.
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"Michez" e " Jachez" |
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Tutti i triestini conoscono "Michez" e " Jachez" i due famosi paggi che battono le ore da più di un secolo dall'alto della torre municipale.
Nessuno conosce l'origine dei loro nomi. Certo è che i buontemponi del secolo scorso non potevano lasciare senza nome due figure coreografiche come i nostri personaggi. Le due statue di zinco venero progettate dall'architetto Giuseppe Bruni nel 1873 e modellate dallo scultore Fausto Asteo da Ceneda nel 1875. Collocate al loro posto nei giorni 5 e 7 gennaio del 1876, iniziarono ufficialmente il "servizio" battendo le 12 del 14 gennaio successivo.
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Olio d' oliva Tergeste |
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 Tergeste (DOP) è il nome di un olio di oliva a Denominazione di origine protetta.
La pianta dell’olivo resiste bene in condizioni climatiche temperate purché le escursioni termiche giornaliere non si manifestino in modo repentino e l'umidità sia ridotta. La provincia di Trieste, pur posta a latitudine centroeuropea, fin dai tempi dei Fenici risulta adatta alla coltura dell’olivo per la sua collocazione geografica che risente dell’influsso mitigante del mare Adriatico tale da rendere il clima locale simile a quello delle regioni meridionali.
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Orto Botanico |
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Civico Orto Botanico
L'organizzazione del Civico Orto Botanico segue criteri sistematici e comprende diverse sezioni, tra cui una dedicata alla flora spontanea del Carso triestino, Istria e territori adiacenti.
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Il Carso Triestino |
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Alle spalle della città di Trieste si pone quel vasto territorio composto da rocce carbonatiche, ricco di particolari fenomeni geomorfologici superficiali e ipogei che gli studiosi in passato hanno chiamato generalmente CARSO (Kras in sloveno e Karst in tedesco) . Il termine Carso deriva dalla parola Carsa (Karra o Garra) di origine preindoeuropea, che significa roccia, pietra. Infatti la grande protagonista del paesaggio carsico è proprio la pietra; in termini geografici il Carso è un' altopiano.
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