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Trieste, Il portale della città di Trieste - Informazioni, appuntamenti e eventi per residenti e turisti

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Caffe Storici

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Il rapporto di Trieste con in caffè sembra essere indissolubile: a prescindere dalla realtà industriale, famosa in tutto il mondo, Trieste è per molti aspetti la città dei caffè; sono locali dal fascino retrò, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura.
 
Trieste, senza i suoi storici e famosi caffè, non sarebbe la stessa: il tempo rallenta fino a fermarsi e non è difficile immaginare Stendhal, Joyce, Svevo o Saba mentre sorseggiano la loro corroborante bevanda. Non è poi improbabile incontrare anche Claudio Magris, celeberrimo scrittore triestino contemporaneo, che i caffè della sua città li ha celebrati anche nei suoi scritti, perché, sono parole sue, “ il caffè è il luogo in cui si può stare contemporaneamente da soli e fra la gente
 
Il Caffè Tommaseo
 
Il Caffè Tommaseo è indubbiamente uno fra i più antichi Caffè di Trieste. Sito in quella che allora si chiamava piazza dei Negozianti, fu aperto nel 1830 da un padovano, Tomaso Marcato, che gli diede il proprio nome, Caffè Tomaso. Il locale divenne subito meta preferita di artisti e commercianti e, nel 1848, venne ribattezzato, in onore dello scrittore e patriota dalmata Tommaseo.  A testimoniare il legame fra il Caffè e quel fondamentale momento storico c'è una lapide fatta apporre dall'Istituto nazionale per la storia del Risorgimento, ove si legge: "Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana". Dopo l'uccisione di Guglielmo Oberdan che segnò il trionfo della reazione austriaca, il locale prudentemente riprese il nome originario che mantenne fino al 1918, fino a quel fatidico 3 novembre che portò Trieste all'Italia e permise al Caffè di chiamarsi nuovamente e per sempre Tommaseo.
 
Ma torniamo al Marcato che, grande appassionato d'arte, si preoccupò di abbellire il locale affidando l'incarico delle decorazioni al pittore Giuseppe Gatteri e facendo venire, direttamente del Belgio, una serie di specchiere, con le quali tappezzò tutte le pareti. Il Caffè, ritrovo sia di artisti che di letterati che di uomini d'affari ospitava spesso mostre e concerti; va ricordata una personale dedicata a Giuseppe Bernardino Bison e i concerti che venivano proposti il giovedì dall'orchestra del Teatro comunale e il sabato dalla banda. Fra le specialità offerte dal Caffè Tomaso c'era il gelato, introdotto in città proprio dal Marcato che, sensibile alle innovazioni, volle anche dotare il caffè di illuminazione a gas: correva il 1844 ed era il momento in cui in città si facevano i primi esperimenti pubblici. 
 
Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che, con un contratto di acquisto, stilato il 29 settembre del 1830 pare ne fosse entrata in possesso la contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva nientemeno che Carolina Bonaparte, la vedova di Gioacchino Murat. Altro fatto degno di nota è che l'edificio che ospita il locale è, dal 7 aprile 1954, tutelato come monumento storico e artistico, sorte che divide con altri caffè prestigiosi, un nome per tutti il Caffè Greco a Roma, in via Condotti. Fra gli altri proprietari del caffè merita di essere ricordata la signora Nerina Madonna Punzo che si preoccupò non solo di mantenere intatto l'aspetto originario del locale, ma si improvvisò anche editrice di un giornale periodico Lettere da un antico caffè che voleva farsi portavoce di idee e dibattiti letterari ed artistici.
 
Restaurato e rinnovato nel dicembre 1997 nel segno dell'originaria tradizione dei Caffè Viennesi, dalla nuova Società proprietaria del Caffè.
 
Caffè Tommaseo,
Piazza Tommaseo 4/c - Trieste
 
 
 
Il Caffè San Marco

 
Al n. 18 di Corsia Stadion, oggi via Cesare Battisti, il 3 gennaio 1914 viene aperto, il Caffè San Marco Sorto là dove un tempo c'era la Latteria Centrale Trifolium, divenne presto luogo di ritrovo di lettori di quotidiani, giocatori di biliardo, nonchè giovani irredentisti e laboratorio per la preparazione di passaporti falsi che sarebbero serviti ai patrioti antiaustriaci per scappare in Italia. L'attività del Caffè fu bruscamente interrotta il 23 maggio 1915 quando una sbirraglia austriaca devastò il locale.
Fra i diversi proprietari che si alternarono nella gestione del Caffè meritano di essere ricordati, oltre al primo Marco Lovrinivich, le sorelle Stock che Claudio Magris definisce "minute e inesorabili"(cfr. Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997, cap. 1).
Il Caffè, più volte restaurato grazie alla munificenza delle Assicurazioni Generali, si presenta oggi, dopo la riapertura fatta il 16 giugno 1997, con l'immutato e suggestivo aspetto di sempre. Le maschere ammiccano ancora dall'alto, sopra il bancone di legno intarsiato, opera - spiega ancora Magris - della rinomata falegnameria Cante. Alcune maschere sono attribuite al pittore viennese Timmel, che sfogava al Caffè la propria fatica di vivere. In effetti tutto il Caffè segue lo stile della Secessione viennese che, abbinato allo stile floreale, gli conferisce un'incredibile suggestione. Interessanti sono i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, pare da Napoleone Cozzi un "decoratore alpinista scrittore e irredentista" e da Ugo Flumiani "pittore - spiega Magris - di acque increspate." I nudi sono infatti la metafora dei fiumi friulani, ma anche istriani e dalmati che si perdono nell'Adriatico, il mare di Venezia e quindi di San Marco. Di grande effetto le innumerevoli foglie di caffè che rappresentano una costante nella decorazione con il loro ripetersi ossessivo e al tempo stesso rassicurante. Ci sono i tavolini di marmo con la gamba di ghisa che si eleva su un piedistallo sorretto da zampe di leone, quel leone di San Marco, voluto dal primo proprietario non tanto per celebrare il proprio nome quanto per simboleggiare italianità e irredentismo. Molto amato dagli scacchisti il Caffè, per la particolare disposizione dei tavolini, si presenta - osserva Magris - come una scacchiera dove gli avventori sono costretti a muoversi come il cavallo. 
 
Caffè San Marco
Via Battisti 18
 
 
Caffè degli Specchi
 
 
La data di nascita del Caffè degli Specchi fu il 1839; suo fondatore e primo gestore fu il greco Nicolò Priovolo. Il locale venne ospitato al pianterreno di Palazzo Stratti in quella Piazza Grande (dal 1918 Piazza dell'Unità d'Italia) che rappresentava ieri e continua ad essere oggi il cuore della città. Per questa sua particolare posizione, il Caffè degli Specchi diventò subito un avamposto privilegiato per seguire tutte le vicende storico - politico - economiche e culturali della città di Trieste.
 
La metà dell'Ottocento rappresentò, oltre che un interessante periodo di sviluppo economico, l'inizio di quelle che sarebbero state le esaltanti lotte per la conquista dell'italianità di Trieste e il Caffè degli Specchi sarebbe presto diventato un covo di irredentisti. In quegli anni il Caffè degli Specchi cambiò molti gestori e subì notevoli trasformazioni. Dopo Nicolò Priovolo, la direzione del locale passò a due caffettieri di professione, Antonio Cesareo e Vincenzo Carmelich che se ne sarebbero occupati per oltre cinquant'anni (1884-1945).
 
Nel secondo dopoguerra il Caffè degli Specchi e l'intero Palazzo Stratti vennero requisiti dagli alleati anglo-americani. Da quel momento, all'interno del locale vennero collocate le insegne della Royal Navy (la marina britannica) e ai triestini non accompagnati fu fatto divieto di frequentare il Caffè. Nel 1953 la gestione del locale fu affidata al bergamasco Angelo Asperi, che chiuse i battenti nel 1967 per avviare alcune opere di restauro. Tra l'altro un primo ripristino del Caffè era già stato fatto nel 1933. Ultimato nel 1969 il rinnovo, di cui si fecero carico le Assicurazioni Generali, proprietarie di Palazzo Stratti, il Caffè riaprì gestito dalla società Hausbrandt, storica casa di tostatura fondata a Trieste nel 1892 Infine nel 1990, la gestione passò all' attuale Società che, con l'ultima totale ristrutturazione del 2000 ne disegnò l'attuale fisionomia.
 
Caffè degli Specchi
Piazza dell'Unità d'Italia, 7 - Trieste
 
 
Il Caffè Tergesteo

Il Caffè Tergesteo fin dal 1863 si trovava di fronte allo storico Teatro Lirico G. Verdi con tavolini all'aperto. Classico luogo di incontro e passaggio cittadino, frequentato di  giorno da uomini d'affari della vicina Borsa e di sera dall'elite culturale della città, oggi è situato, invece, all'interno della Galleria omonima, che da Piazza Verdi porta a Piazza della Borsa. Dopo i lavori di restauro, per ricreare l'atmosfera di fin de siècle, dell'originale, purtroppo, è rimasto ben poco. Da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere ("Caffè Tergeste... tu concili l'italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo").
 
Caffè Tergesteo
Piazza della Borsa, 15 - Trieste
 
 
Caffè Stella Polare
 
La nascita del Caffè Stella Polare, nel primo stabile sito di fianco al Canale di Ponte Rosso che arrivava fino alla Chiesa di Sant'Antonio, risale al 1865. Lo dirigeva Antonio Carmelich, ma nel 1910 la gestione passò a Riccardo Leipziger e Mario Sbisà. All'inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all'attuale palazzo. Allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
Nel novembre di quell'anno, al piano superiore dell'edificio, venne allestita una grande mostra postuma del pittore Umberto Veruda, scomparso il 29 agosto dello stesso anno. In seguito il Caffè Stella Polare venne definitivamente sistemato al n. 6 di Piazza Sant'Antonio dove tuttora si trova. Il 23 maggio del 1915 il locale subì una devastazione ad opera di dimostranti anti-italiani, ma riuscì a superare anche questo brutto momento. A seguito di tale negativa esperienza il gestore espose nelle sue sale un eloquente cartello: "Qui non si parla di politica nè di alta strategia".
Il Caffè era nato come tipico locale austro-ungarico con le classiche decorazioni di stucchi e specchi che, seppur rovinate, si possono ammirare ancora oggi. Nel momento del suo massimo splendore, esso che, per la sua posizione abbracciava quattro vie, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura; frequentato da negozianti ed intellettuali della colonia tedesca e da moltissimi letterati sia triestini che stranieri. 
 
Caffè Stella Polare
via Dante 14 - Trieste
 
Bar Cattaruzza
 
situato nell'antico "grattacielo" in cotto e pietre d'Istria, opera liberty dell'architetto Arduino Berlam. All'interno si possono ancora ammirare mosaici e arredamenti d'epoca.
 
Bar Cattaruzza
Riva Sauro Nazario, 16
Tel: 040/306188
 
 
Bar Torinese
 
In Corso Italia, già corso Vittorio Emanuele, si trova il Bar Torinese che risale al 1919. L'arredamento è opera del Debelli, fine ebanista giuliano, che vestì gli interni di due celebri transatlantici, il Saturnia e il Vulcania. La boiserie del Bar Torinese, estesa dalle vetrine alle nicchie al soffitto, ricorda infatti l'interno di una preziosa nave.
 
Bar Torinese
Corso Italia, 2 - Trieste
 
 
Bar Urbanis
 
Uscendo dalla galleria Tergesteo si incontrava già dalla prima metà dell'Ottocento la Pasticceria Urbanis, che produceva in proprio dolciumi e prelibatezze. Al suo posto c'è oggi, riaperto di recente, il Bar Urbanis impreziosito da un pavimento a mosaico, che reca la data storica della sua fondazione: 1832.