Il rapporto di Trieste con in caffè sembra essere indissolubile: a prescindere dalla realtà industriale, famosa in tutto il mondo, Trieste è per molti aspetti la città dei caffè; sono locali dal fascino retrò, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura.
Trieste, senza i suoi storici e famosi caffè, non sarebbe la stessa: il tempo rallenta fino a fermarsi e non è difficile immaginare Stendhal, Joyce, Svevo o Saba mentre sorseggiano la loro corroborante bevanda. Non è poi improbabile incontrare anche Claudio Magris, celeberrimo scrittore triestino contemporaneo, che i caffè della sua città li ha celebrati anche nei suoi scritti, perché, sono parole sue, “ il caffè è il luogo in cui si può stare contemporaneamente da soli e fra la gente
Il Caffè Tommaseo
Ma torniamo al Marcato che, grande appassionato d'arte, si preoccupò di abbellire il locale affidando l'incarico delle decorazioni al pittore Giuseppe Gatteri e facendo venire, direttamente del Belgio, una serie di specchiere, con le quali tappezzò tutte le pareti. Il Caffè, ritrovo sia di artisti che di letterati che di uomini d'affari ospitava spesso mostre e concerti; va ricordata una personale dedicata a Giuseppe Bernardino Bison e i concerti che venivano proposti il giovedì dall'orchestra del Teatro comunale e il sabato dalla banda. Fra le specialità offerte dal Caffè Tomaso c'era il gelato, introdotto in città proprio dal Marcato che, sensibile alle innovazioni, volle anche dotare il caffè di illuminazione a gas: correva il 1844 ed era il momento in cui in città si facevano i primi esperimenti pubblici.
Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che, con un contratto di acquisto, stilato il 29 settembre del 1830 pare ne fosse entrata in possesso la contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva nientemeno che Carolina Bonaparte, la vedova di Gioacchino Murat. Altro fatto degno di nota è che l'edificio che ospita il locale è, dal 7 aprile 1954, tutelato come monumento storico e artistico, sorte che divide con altri caffè prestigiosi, un nome per tutti il Caffè Greco a Roma, in via Condotti. Fra gli altri proprietari del caffè merita di essere ricordata la signora Nerina Madonna Punzo che si preoccupò non solo di mantenere intatto l'aspetto originario del locale, ma si improvvisò anche editrice di un giornale periodico Lettere da un antico caffè che voleva farsi portavoce di idee e dibattiti letterari ed artistici.
Restaurato e rinnovato nel dicembre 1997 nel segno dell'originaria tradizione dei Caffè Viennesi, dalla nuova Società proprietaria del Caffè.
Caffè Tommaseo,
Piazza Tommaseo 4/c - Trieste
Al n. 18 di Corsia Stadion, oggi via Cesare Battisti, il 3 gennaio 1914 viene aperto, il Caffè San Marco Sorto là dove un tempo c'era la Latteria Centrale Trifolium, divenne presto luogo di ritrovo di lettori di quotidiani, giocatori di biliardo, nonchè giovani irredentisti e laboratorio per la preparazione di passaporti falsi che sarebbero serviti ai patrioti antiaustriaci per scappare in Italia. L'attività del Caffè fu bruscamente interrotta il 23 maggio 1915 quando una sbirraglia austriaca devastò il locale.
Fra i diversi proprietari che si alternarono nella gestione del Caffè meritano di essere ricordati, oltre al primo Marco Lovrinivich, le sorelle Stock che Claudio Magris definisce "minute e inesorabili"(cfr. Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997, cap. 1).
Il Caffè, più volte restaurato grazie alla munificenza delle Assicurazioni Generali, si presenta oggi, dopo la riapertura fatta il 16 giugno 1997, con l'immutato e suggestivo aspetto di sempre. Le maschere ammiccano ancora dall'alto, sopra il bancone di legno intarsiato, opera - spiega ancora Magris - della rinomata falegnameria Cante. Alcune maschere sono attribuite al pittore viennese Timmel, che sfogava al Caffè la propria fatica di vivere. In effetti tutto il Caffè segue lo stile della Secessione viennese che, abbinato allo stile floreale, gli conferisce un'incredibile suggestione. Interessanti sono i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, pare da Napoleone Cozzi un "decoratore alpinista scrittore e irredentista" e da Ugo Flumiani "pittore - spiega Magris - di acque increspate." I nudi sono infatti la metafora dei fiumi friulani, ma anche istriani e dalmati che si perdono nell'Adriatico, il mare di Venezia e quindi di San Marco. Di grande effetto le innumerevoli foglie di caffè che rappresentano una costante nella decorazione con il loro ripetersi ossessivo e al tempo stesso rassicurante. Ci sono i tavolini di marmo con la gamba di ghisa che si eleva su un piedistallo sorretto da zampe di leone, quel leone di San Marco, voluto dal primo proprietario non tanto per celebrare il proprio nome quanto per simboleggiare italianità e irredentismo. Molto amato dagli scacchisti il Caffè, per la particolare disposizione dei tavolini, si presenta - osserva Magris - come una scacchiera dove gli avventori sono costretti a muoversi come il cavallo.
Caffè San Marco
Via Battisti 18
Caffè degli Specchi
La data di nascita del Caffè degli Specchi fu il 1839; suo fondatore e primo gestore fu il greco Nicolò Priovolo. Il locale venne ospitato al pianterreno di Palazzo Stratti in quella Piazza Grande (dal 1918 Piazza dell'Unità d'Italia) che rappresentava ieri e continua ad essere oggi il cuore della città. Per questa sua particolare posizione, il Caffè degli Specchi diventò subito un avamposto privilegiato per seguire tutte le vicende storico - politico - economiche e culturali della città di Trieste.
La metà dell'Ottocento rappresentò, oltre che un interessante periodo di sviluppo economico, l'inizio di quelle che sarebbero state le esaltanti lotte per la conquista dell'italianità di Trieste e il Caffè degli Specchi sarebbe presto diventato un covo di irredentisti. In quegli anni il Caffè degli Specchi cambiò molti gestori e subì notevoli trasformazioni. Dopo Nicolò Priovolo, la direzione del locale passò a due caffettieri di professione, Antonio Cesareo e Vincenzo Carmelich che se ne sarebbero occupati per oltre cinquant'anni (1884-1945).
Nel secondo dopoguerra il Caffè degli Specchi e l'intero Palazzo Stratti vennero requisiti dagli alleati anglo-americani. Da quel momento, all'interno del locale vennero collocate le insegne della Royal Navy (la marina britannica) e ai triestini non accompagnati fu fatto divieto di frequentare il Caffè. Nel 1953 la gestione del locale fu affidata al bergamasco Angelo Asperi, che chiuse i battenti nel 1967 per avviare alcune opere di restauro. Tra l'altro un primo ripristino del Caffè era già stato fatto nel 1933. Ultimato nel 1969 il rinnovo, di cui si fecero carico le Assicurazioni Generali, proprietarie di Palazzo Stratti, il Caffè riaprì gestito dalla società Hausbrandt, storica casa di tostatura fondata a Trieste nel 1892 Infine nel 1990, la gestione passò all' attuale Società che, con l'ultima totale ristrutturazione del 2000 ne disegnò l'attuale fisionomia.
Caffè degli Specchi
Piazza dell'Unità d'Italia, 7 - Trieste
Il Caffè Tergesteo
Caffè Tergesteo
Piazza della Borsa, 15 - Trieste
Caffè Stella Polare
Nel novembre di quell'anno, al piano superiore dell'edificio, venne allestita una grande mostra postuma del pittore Umberto Veruda, scomparso il 29 agosto dello stesso anno. In seguito il Caffè Stella Polare venne definitivamente sistemato al n. 6 di Piazza Sant'Antonio dove tuttora si trova. Il 23 maggio del 1915 il locale subì una devastazione ad opera di dimostranti anti-italiani, ma riuscì a superare anche questo brutto momento. A seguito di tale negativa esperienza il gestore espose nelle sue sale un eloquente cartello: "Qui non si parla di politica nè di alta strategia".
Il Caffè era nato come tipico locale austro-ungarico con le classiche decorazioni di stucchi e specchi che, seppur rovinate, si possono ammirare ancora oggi. Nel momento del suo massimo splendore, esso che, per la sua posizione abbracciava quattro vie, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura; frequentato da negozianti ed intellettuali della colonia tedesca e da moltissimi letterati sia triestini che stranieri.
Caffè Stella Polare
via Dante 14 - Trieste
Bar Cattaruzza
Bar Cattaruzza
Riva Sauro Nazario, 16
Tel: 040/306188
Bar Torinese
Bar Torinese
Corso Italia, 2 - Trieste
Bar Urbanis






