Ti sei mai chiesto
perché Dio ha voluto farti nascere,
o semplicemente vivere,
in questo angolo di terra
compresso tra l’Adriatico ed il Carso.
Dove, d’estate, il respiro caldo del mare
si arrampica sulle falesie
e scala i colli che coronano la città.
Dove, d’inverno, il tuo sguardo,
scivolando sulle onde trasparenti,
arriva alle cime bianche delle Prealpi
che sostengono il blu del cielo.
Ti sei mai chiesto
dove portano tutti quei sentieri che,
serpeggiando,
si perdono nelle nostre pinete,
stretti, ombrosi, odorosi di salvia e di timo.
Se ti sei inoltrato in questi sentieri
e ti sei guardato intorno con umile curiosità
avrai visto l’antico lavoro dell’uomo
nel dissodamento delle radure
e nella costruzione dei muretti di pietra.
Avrai visto le macchie di sole e l’ombra
rincorrersi ed alternarsi lungo il tuo cammino.
Avrai inteso, ad ogni svolta del sentiero,
la brezza profumata di resina rinfrescare il tuo viso sudato.
Ti sei mai chiesto
quali tesori di merletti rocciosi
e di acque silenziose o rombanti
siano nascosti nelle grotte
che aprono la loro oscurità sotto ai tuoi piedi
e di cui puoi vedere l’angosciosa entrata
da quella spaccatura nella pietra davanti a te.
Ti sei mai chiesto
in una giornata di densa nebbia,
mentre i suoi vapori ti riempiono la bocca e gli occhi,
quale meravigliosa sorpresa potrebbe svelarsi
all’improvviso diradarsi di quel velario.
Ma forse l’opacità e l’intimità della nebbia
ti proteggono da una realtà
che non sei capace di ignorare
semplicemente chiudendo gli occhi.
Ti sei mai chiesto
in un caldo pomeriggio estivo,
disteso nella frusciante erba di un prato,
da dove nascono le nuvole
che si creano nel brillante blu sopra di te.
E come mai crescano,
mutando di continuo contorni e forme.
E dove svaniscono quando,
sfilacciandosi, si annullano nel vento.
Ti sei mai chiesto
quale sensazione si prova
ad arrampicarsi su una parete rocciosa.
Aspra , fredda ed ostile solo se non l’ami.
Ma se l’ami,
ti aiuta a salire mostrandoti mille appigli e sostegni
e ti rinfresca la fronte accaldata
e ti accarezza gli occhi
con i piccoli fiori selvaggi che nascono nelle sue fratture.
Ti sei mai chiesto
come mai quel minuscolo uccellino,
che appena riesci a vedere sul ramo più alto dell’albero,
abbia quel canto così potente e vibrante
nonostante il suo piccolo essere.
E dove vada a ripararsi durante l’inverno
e da dove ritorni in primavera.
E la meraviglia di quel microscopico uovo
che hai scorto nel nido quella volta che,
dimenticando di non avere più dieci anni,
sei salito sull’albero, con un po’ di fatica
ma con gli occhi lucenti.
Ti sei mai chiesto
seduto sulla sponda di un torrente di montagna,
da quale mare preistorico sia giunta
quella molecola d’acqua che vedi turbinare nella spuma.
Dove si troverà tra diecimila o centomila anni:
in una bottiglia di acqua minerale
o nel cuore di un bimbo appena nato.
Ti sei mai chiesto
se sei vivo?






