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Cronaca archiviata

Combattere le malattie neurodegenerative

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A Trieste si studia l'interfaccia per combattere le malattie neurodegenerative
 
Domani, 23 settembre, in più di 800 città di tutta Europa si celebra la Notte dei ricercatori, promossa dall'Ue per diffondere in tutto il continente la cultura scientifica. Anche l'Italia farà la sua parte, con manifestazioni e incontri in una quarantina di città, nel corso dei quali verrano presentati molti progetti di ricerca innovativi, testimonianza di una vitalità creativa che, malgrado gli scarsi budget, gli ambienti accademici non sempre totalmente trasparenti e meritocratici e tutti i tagli, in qualche modo cocciutamente resiste. 
 
A Trieste, per esempio, il laboratorio di Brain Computer Interface del centro interdipartimentale Brain (Basic Research and Integrative Neuroscience) nel dipartimento di Scienze della Vita dell’Università, presenterà il frutto dei suoi studi sull'interfacciamento fra uomo e macchina. Studi non solamente fini a sé stessi, ma che mirano a gettare le basi per migliorare la condizione di pazienti con problemi di paresi e danni al midollo spinale o malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e altre malattie neurodegenerative. 
 
Il tutto in un contesto fra il ludico e il fieristico. Dalle 15 alle 22, nella centralissima Piazza dell'Unità d'Italia si terranno tre dimostrazioni di interfacciamento fra uomo e dispositivi elettronici. 
 
“Nella prima – racconta il professor Pier Paolo Battaglini, direttore del centro Brain - i movimenti del corpo di un volontario verranno raccolti da una telecamera che li convertirà nel tracciato di un pennello elettronico, producendo una pittura astratta. Al contempo, il soggetto cambierà il colore e la musica di fondo per mezzo della propria attività cerebrale. Nella seconda dimostrazione, il pubblicò potrà giocare alle versione virtuale di Milionario, ribattezzata Neuro-Milionario operando, ancora una volta, le scelte col la “forza del pensiero”. 
 
Chiuderà le attività dello stand un esperimento di corsa telecomandata, in cui il robottino motorizzato P4 verrà fatto correre il più lontano possibile, in un tempo prefissato da concorrenti scelti fra il pubblico. La prova durerà un quarto d'ora e ci si potrà prenotare sul posto. 
 
Attività divertenti e coinvolgenti, che servono a diffondere l'amore e la curiosità per il mondo della scienza, dietro le quali si nasconde però un mosaico concettuale che merita di essere esplicitato e ricostruito nelle sue varie componenti. “La prima tessera di questo mosaico – spiega Battaglini - è che il nostro cervello produce attività elettrica per comunicare al suo interno e con la periferia del corpo, che questa attività elettrica può essere registrata (con l’elettro encefaloframma) e che chiunque può modificarla volontariamente, dopo un po’ di allenamento. Un’altra tessera è che il contenuto informativo dell’elettroencefalogramma può essere decodificato e se ne possono estrarre informazioni relative alle intenzioni, soprattutto motorie, di un soggetto: in altre parole, se muovo una mano, o se solo penso di farlo, la mia attività cerebrale si modifica e un algoritmo sofisticato può capirlo”. 
 
Da tutto questo si evince che, grazie un algoritmo appropriato si possono utilizzare le informazioni estratte dall’elettroencefalogramma per azionare dispositivi esterni, o compiere altre azioni, come riconoscere la selezione di tasti su una tastiera virtuale, navigare in internet e e via dicendo. 
 
In questo modo, si possono aiutare persone disabili che, a causa di qualche malattia o incidente non sono più in grado di inviare correttamente gli impulsi di movimento dal cervello al corpo, a riconnettersi in maniera alternativa alla propria periferia motoria. Dando la speranza di una vita più normale e meno disagiata anche a chi, per i casi della vita, aveva dovuto rinunciarci.
 
la stampa