(da Il Piccollo) L’interesse per le meridiane si riaccende. A riaccenderlo il progetto di ripavimentazione di piazza della Borsa, che prevede di proiettare su tutta la piazza il prolungamento della meridiana ospitata nell’atrio della Camera di commercio. Una rinata attenzione verso gli orologi solari che, alzando lo sguardo, non sono coì poche. Trieste ospita una quindicina di meridiane, tra orologi su parete ed esemplari portatili, su edifici sia pubblici che privati: per secoli questi oggetti, oltre allo scorrere delle ore, hanno scandito alcuni dei momenti più importanti della storia cittadina.
"Gli orologi solari sono rimasti in uso a lungo anche dopo l’a vvento dell’orologio meccanico – spiega l’ingegner Paolo Alberi Auber, ideatore del progetto di piazza della Borsa ed esperto delle meridiane cittadine – Erano necessari per ricalibrare le inevitabili imperfezioni di quelli meccanici".
L’uso delle meridiane a scopi tecnici e di navigazione a Trieste risale probabilmente al ‘700, e oggi gli esemplari sopravvissuti sugli edifici pubblici hanno tutti una storia da raccontare: "Trieste non ha il numero di meridiane che possono vantare regioni come il Piemonte – dice Alberi Auber – ma hanno spesso una storia interessante". Proprio per questo non di rado sono oggetto di interventi di recupero e restauro, come nel caso della curiosa meridiana doppia che campeggia sulle mura del Museo del mare.
Poche città offrono, come Trieste, una così ampia varietà di spiagge, una diversa dall'altra, capaci di soddisfare ogni gusto o esigenza. Stabilimenti balneari di antica tradizione sorgono in centro Città. Ecco l'Ausonia atmosfere anni Trenta, vicino c'è la Lanterna (dove donne e uomini sono separati), o il bagno All'antica Diga, situato in mezzo al golfo, rinato da un paio d' anni e raggiungibile in barca partendo a ridosso di piazza Unità.
Mille nuovi posti barca per rilanciare Trieste. Sorgeranno entro i prossimi dieci anni, potrebbero creare tre-quattromila nuovi posti di lavoro e garantire alla città un ulteriore indotto annuale di 4 milioni di euro (quasi 4 mila euro a ormeggio di indotto all’anno secondo una stima dei club nautici). Mettono infatti in moto cantieri con rimessaggi e manutenzioni ordinarie e straordinarie, artigiani, negozi di accessori e abbigliamento, velerie, distributori di carburanti, fornitori vari, eventuali marinai reclutati in loco, ristoranti, bar, addetti degli stessi marina dove vengono anche pagati gli affitti.
Con vari patrocini un gruppo di ricercatori dell' università cittadina ha approfondito ricerche e studi sull' Alabarda conservata a San Giusto. Nel tentativo di dipanare alcuni misteri sono giunti ad alcune conclusioni che possono stupire:
Il manufatto non sebra essere un' arma, la vera alabarda è puntuta e affilata con una piccola scure laterale, l' emblema triestino porta un corpo centrale che risulta più corto dei raffi laterali, inoltre non essendo puntuto è inadatto all' affondo
Il materiale ferroso è privo di ruggine era stato datato dapprima intorno al 1250 ma le analisi termografiche e ai raggi X hanno spostato la datazione a 1000 anni prima, periodo in cui visse il Tribuno Sergio, martirizzato appunto nel 313.
Il materiale è simile come composizione ad antichi manufatti indiani, il più famoso è la colonna di Delhi.
Il corpo è più somiliante a un giglio che ad un' arma è privo di saldature, ricavato quindi da una fusione unica.
Somiglia molto al Giglio di Galilea e potrebbe essere quindi essere stato riportato dalle legioni romane.
Speriamo in ultriori studi per chiarire ancora i tanti dubbi.
Vecchie stampe di Trieste
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Toio Bertoldo
L' autore scriveva: " Dopo numerosissime e spericolate esibizioni editorialcartacee e più rade ma non meno temerarie performances radiofoniche, Toio Bertoldo, nel pieno della sua maturità alcoolica, si affida con fiducia a Internet."
"Ha trent'anni, il discutibile personaggio, e la Trieste di trent'anni orsono ha cambiato colori e sapori, è mutata pian piano sino a diventare la Trieste di oggi che, concedetemelo, è tutta un'altra storia.
Lui no, lui non è mutato affatto. Lui, Toio Bertoldo, "tira para zuca e mola", è ancora grazie a Dio la solita vecchia storia. Prosit."
Dino Brezza
Per i pochi che ancora non lo sanno sotto lo pseudonimo di Dino Brezza si celava Sergio Penco il poeta triestino contemporaneo più conosciuto. Ora l' autore non è più tra noi, spero di onorare ancora la memoria del mio amico pubblicandolo.